Parrocchia
Opicina nella storia
Opicina è situata su un altopiano dolcemente ondulato, al centro di un pendio roccioso che si erge ripido in un ampio arco da Devin ai monti di Muggia. Gli storici sanno che questi luoghi furono abitati molto presto dagli Histri, probabilmente appartenenti alle tribù illiriche. Successivamente, i Romani invasero queste zone, seguiti dai Bizantini e infine dagli Slavi.
I coloni slavi, in quanto colonie, coltivavano le terre delle famiglie patrizie triestine Argento e Leo, che avevano possedimenti sul pendio carsico appena sopra la città. Secondo la tradizione orale, il loro insediamento originario si trovava a Žlanjiva, una collina alta 368 metri proprio sul bordo del crinale carsico. Alla fine del Medioevo, quando il tempo si calmò, si ritirarono nelle parti più sottovento dell’altopiano.
Le fonti storiche menzionano Opicina già nel 1308 e più tardi, intorno al 1600, parlano di un insediamento compatto nei pressi di Brdina, accanto all’odierna chiesa parrocchiale.
Nei documenti più antichi, il villaggio è chiamato Opchena o Opchina. Secondo il Prof. France Bezlaj e Pavle Merku, questo nome deriva molto probabilmente dal termine celtico “penn”, che significa roccia, rupe, e non dal sostantivo plurale di comune (comune, comunità).
Guida della chiesa
La chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo è costruita in stile barocco decadente. Sopra l’imponente facciata, dove si trova l’ingresso principale, si erge un campanile alto 35 metri. La chiesa è dedicata all’apostolo San Bartolomeo. Non si sa quando fu scelto come patrono della parrocchia, ma San Bartolomeo era già presente sull’altare delle chiese più antiche che sorgevano in questo sito.
Uno sguardo breve a una lunga storia
Già nel X secolo, Opicina ricevette la sua prima piccola insegna ecclesiastica con cimitero, proprio dove si trova l’attuale chiesa. Successivamente, sul cimitero fu costruita una piccola cappella in mattoni, che servì al suo scopo fino al 1438. Negli anni 1438-1442, questa cappella fu ampliata e trasformata in una piccola chiesa. Gli ampliamenti furono dettati da nuove esigenze liturgiche; Opicina in quel periodo era diventata canonica.
Nel 1622, il vescovo di Trieste, Rinaldo Scarlicchio, elevò Opicina a parrocchia e ordinò agli abitanti del villaggio (vedi l’iscrizione latina sopra il presbiterio) di ampliare e ristrutturare la chiesa in modo che fosse adatta a diventare il centro della nuova parrocchia. La chiesa acquisì l’aspetto attuale durante l’era napoleonica. I lavori di ristrutturazione furono guidati dal parroco, Matija de Jurco. La costruzione iniziò nel 1800. Della vecchia chiesa si conservarono solo i muri, dove oggi si trova la sacrestia. La parte principale della chiesa fu progettata sopra il vecchio cimitero. La chiesa fu completata nel 1805. La benedizione della nuova chiesa fu eseguita dal vescovo Gaetano Buset e l’intera costruzione fu consacrata dal vescovo Anton Leonardis solo il 28 novembre 1823. La nuova chiesa era sufficientemente grande e adatta all’epoca. Vantava un organo, una via crucis e quattro altari laterali.
Interno del santuario
L’interno del santuario è uno spazio a navata unica lungo 28,80 m, largo 12 m e alto 11 m. La navata centrale termina in un presbiterio quadrato di 8 m senza abside. Il soffitto della chiesa è leggermente a punta e non dipinto lungo la navata centrale, così come le pareti. Ci sono cinque altari: l’altare maggiore di San Bartolomeo e quattro altari laterali. L’altare maggiore (principale) è l’opera d’arte più compiuta della chiesa. È realizzato in marmo bianco e nero. Il rilievo di due angeli alati sull’ antipendio, che tengono in mano una corona di spine, indica la probabilità che l’altare fosse originariamente destinato alla venerazione della Santa Croce. Al centro dell’altare regna una grande immagine a olio dell’apostolo Bartolomeo, che, accompagnato da angeli, prega per il suo villaggio natale. La chiesa e il villaggio sono già nella loro forma attuale nel dipinto a olio, il che dimostra che l’opera d’arte è di epoca più recente. Ai lati si trovano statue marmoree più grandi di Sant’Antonio da Padova e di Santa Rosa da Viterbo.
Il tabernacolo in marmo policromo è un’opera successiva e ha sostituito quello antico che oggi si trova sull’altare della Vergine Maria.
L’altare di San Giuseppe e l’altare di Sant’Anna sulla destra provengono dalla chiesa di Sant’Antonio da Padova a Trieste, demolita nel 1828 e destinata a diventare la chiesa di Sant’Antonio Nuovo.
Il primo altare raffigura gli ultimi momenti della vita di San Giuseppe, discepolo di Gesù, su un grande dipinto a olio. Il secondo raffigura Sant’Anna che resuscita la figlia, la Vergine Maria. Entrambi gli altari presentano anche un bellissimo antipendio (la parte anteriore della mensa dell’altare) con rilievi corrispondenti. A sinistra si trova l’altare “più recente” del 1921, dedicato al Sacro Cuore di Gesù, e di fronte si trova l’altare barocco della Vergine Maria con il Bambino. In cima all’arco dell’altare si trova un dipinto su tela di dimensioni più piccole, dove un artista sconosciuto ha raffigurato l’Ultima Cena.
La navata della chiesa presenta ai lati una via crucis con immagini convenzionali in cornice, che mostrano più un valore antico che artistico.
Sul lato destro, di fronte al presbiterio, si trova una statua più grande della Madonna di Fatima, che viene portata in processione per Opicina durante l’annuale processione mariana a settembre, in occasione della festa della Natività della Vergine Maria. Sul lato destro della navata, dove un tempo si trovava l’ingresso laterale, si trova ora un battistero con un fonte battesimale e, sullo sfondo, un mosaico raffigurante San Giovanni Battista, opera del gesuita padre Ivan Marko Rupnik e del suo studio, il Centro Aletti, installato nel settembre 2016.
Il presbiterio è splendidamente dipinto: sul lato sinistro Gesù riceve i bambini; sul lato destro Gesù sul monte Tabor, che comunica ai presenti i suoi insegnamenti più importanti, le Beatitudini; sul soffitto sopra l’altare maggiore sono raffigurati i quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca, Giovanni. Dietro, sopra l’altare maggiore, si trova la Santissima Trinità. Sull’altare maggiore è raffigurato San Bartolomeo Apostolo, patrono della parrocchia.Tratto dal libro del Prof. Ivan Artač: Opčine, zgodovinski oris župnije.